SERMONI
Dio, ti ha scelto per essere il suo tesoro particolare
Deuteronomio 7:6-12
Infatti tu sei un popolo consacrato al Signore tuo Dio. Il Signore, il tuo Dio, ti ha scelto per essere il suo tesoro particolare fra tutti i popoli che sono sulla faccia della terra. 7 Il Signore si è affezionato a voi e vi ha scelti, non perché foste più numerosi di tutti gli altri popoli, anzi siete meno numerosi di ogni altro popolo, 8 ma perché il Signore vi ama: il Signore vi ha fatti uscire con mano potente e vi ha liberati dalla casa di schiavitù, dalla mano del faraone, re d’Egitto, perché ha voluto mantenere il giuramento fatto ai vostri padri. 9 Riconosci dunque che il Signore, il tuo Dio, è Dio: il Dio fedele, che mantiene il suo patto e la sua bontà fino alla millesima generazione verso quelli che lo amano e osservano i suoi comandamenti, 10 ma a quelli che lo odiano rende immediatamente ciò che si meritano, e li distrugge; non rinvia, ma rende immediatamente a chi lo odia ciò che si merita. 11 Osserva dunque i comandamenti, le leggi e le prescrizioni che oggi ti do, mettendoli in pratica. 12 Se darete ascolto a queste prescrizioni, se le osserverete e le metterete in pratica, il Signore, il vostro Dio, manterrà con voi il patto e la bontà che promise con giuramento ai vostri padri.
Edoardo Arcidiacono
Proviamo a immaginare una scena comune ai nostri giorni. Entriamo in una galleria d’arte moderna di quelle esclusive, frequentate da collezionisti facoltosi. Alle pareti sono appese tele gigantesche firmate da artisti di fama mondiale. A un certo punto entra un collezionista molto ricco. Gli organizzatori, pregustando il colpo, si aspettano che punti dritto all'opera più costosa ed imponente.
Invece, quest’uomo ignora i capolavori multimilionari. Cammina, lancia uno sguardo in un angolo buio e sceglie una piccola tela impolverata, quasi invisibile. Quando gli chiedono stupiti: “Ma perché proprio quella? Non ha valore di mercato, è minuscola, non la noterà nessuno!”, lui risponde semplicemente: “La scelgo perché ho deciso di amarla. E voglio che diventi il cuore della mia collezione”. Questo è l’esatto fermo immagine storico, emotivo e spirituale con cui si aprono le pagine del libro del Deuteronomio.
Se guardiamo la mappa geografica all'epoca di Mosè, l'Egitto e l'Assiria erano superpotenze indiscusse: imperi ricchissimi, eserciti immensi e città monumentali. Al loro confronto, Israele non era nemmeno una nota a piè di pagina. Era solo un gruppo di ex schiavi senza terra, senza peso politico, apparentemente insignificante.
Eppure, Dio fa qualcosa che scardina completamente la logica umana: scavalca i giganti, ignora le superpotenze e posa lo sguardo proprio su Israele.
E lo fa non nonostante la sua piccolezza, ma proprio a causa di essa:
Dio non ha aspettato che diventassero forti, influenti o "meritevoli" per notarli.
Li ha scelti quando erano ancora schiacciati sotto il peso del faraone, incapaci persino di liberarsi da soli.
Siamo alle porte della Terra Promessa. Sono passati quarant'anni nel deserto; la vecchia generazione non c'è più e Mosè, come un padre che sa di essere arrivato alla fine dei suoi giorni, raduna questo nuovo popolo per consegnargli le ultime, essenziali raccomandazioni.
Non parla di strategie militari o di economia. Li avverte del pericolo più grande: assimilarsi alla mentalità dominante, perdere la propria identità travolti da culture idolatriche e corrotte. E, proprio nel mezzo di questo discorso, lancia due provocazioni teologiche straordinarie.
«Tu sei un popolo consacrato al Signore tuo Dio. Il Signore, il tuo Dio, ti ha scelto per essere il suo tesoro particolare fra tutti i popoli che sono sulla faccia della terra». (Deuteronomio 7:6)
Subito dopo, Mosè smonta ogni possibile orgoglio nazionalista con una sincerità disarmante. Dice chiaramente: “Guardate che il Signore non vi ha scelti perché eravate grandi o numerosi. Anzi, eravate quattro gatti, il popolo più piccolo della terra”.
Se togliamo i meriti, la bravura, la forza e i numeri... perché Dio li ha scelti? La risposta è di una semplicità disarmante:
«Perché il Signore vi ama». (Deuteronomio 7:8)
L'unica spiegazione è una scelta d'amore unilaterale. Punto.
Questa è una delle verità più eversive della Bibbia. Dio non ci ama perché siamo i primi della classe o perché collezioniamo successi spirituali. Ci ama perché il Suo amore dipende solo da chi è Lui, non da come ci sentiamo o performiamo noi.
Purtroppo, siamo cresciuti immersi in una cultura che misura costantemente il nostro valore:
Vali per quanto hai sul conto in banca.
Vali per i titoli appesi al muro.
Vali per i "like" e l'immagine di successo che riesci a proiettare.
Passiamo la vita con l'ansia di dover dimostrare qualcosa, terrorizzati di non essere mai abbastanza. Ma l'amore di Dio non si compra, non si guadagna e non si contratta. È un dono gratuito.
Mosè ricorda che Dio è fedele (Deut 7:9). Israele lo aveva visto nel deserto: nonostante le ribellioni e le cadute, Dio non aveva mai smesso di provvedere.
La stessa cosa vale per noi oggi. La nostra fede cambia facilmente.
Ci sono giorni in cui siamo entusiasti, forti e sicuri.
Ci sono giorni di stanchezza, dubbi e nebbia fitta, in cui facciamo fatica persino a dire una preghiera.
Ma quando noi cambiamo, Dio non cambia. Lui continua ad amarci anche quando siamo deboli, anche quando siamo smarriti e confusi. E l'ubbidienza che ci chiede non è il prezzo da pagare per farci amare, ma la nostra risposta grata a un amore che ci ha già raggiunti.
Tutto questo trova il suo compimento definitivo in Gesù Cristo.
Se Israele è stato scelto per grazia, la nostra salvezza segue la stessa identica logica. Nessuno di noi si salva da solo o per meriti propri. Gesù ci ha amati e cercati quando eravamo ancora "impolverati" nell'angolo buio di quella galleria.
L'apostolo Paolo lo spiega magnificamente nella sua lettera a Timoteo:
«Egli ci ha salvati e ci ha rivolto una santa chiamata, non a motivo delle nostre opere, ma secondo il suo proposito e la sua grazia.» (2 Timoteo 1:9)
Chi siamo agli occhi di Dio non è definito dal nostro lavoro, dai nostri fallimenti passati o dal giudizio altrui. Sulla Croce, Cristo ha dimostrato una volta per tutte che il nostro valore è infinito ai Suoi occhi.
Seguire Dio non ci rende immuni dalle difficoltà o dalle tempeste della vita. Ma ci dà un'ancora incrollabile. Come scrive Paolo nella lettera ai Romani:
Niente potrà mai separarci dall'amore di Dio che è in Cristo Gesù, nostro Signore. Né la sofferenza, né il dolore, né la morte, né il presente, né il futuro. (cfr. Romani 8:38-39)
Il Dio che è stato fedele ai patriarchi e al popolo nel deserto è lo stesso che oggi cammina al nostro fianco. Ci ha visti, ci ha scelti, ci ha chiamati per nome e ci ha accolti a braccia aperte. Semplicemente per amore.
Che questa certezza sia la nostra forza, la nostra pace e la nostra bussola, ogni singolo giorno.
Conversano 12 luglio 2026