SIGNORE FA', CHE IO VEDA
Luca 18:31-43Gesù predice per la terza volta la Passione
31 Poi prese con sé i dodici e disse loro: «Ecco, noi saliamo a Gerusalemme, e saranno compiute riguardo al Figlio dell’uomo tutte le cose scritte dai profeti. 32 Infatti egli sarà consegnato ai pagani, e sarà schernito e oltraggiato e gli sputeranno addosso; 33 e, dopo averlo flagellato, lo uccideranno; ma il terzo giorno risusciterà». 34 Ed essi non capirono nulla di tutto questo; quel discorso era per loro oscuro e non capivano ciò che Gesù voleva dire.
Gesù guarisce un cieco
35 Come egli si avvicinava a Gerico, un cieco che sedeva presso la strada, mendicando, 36 udì la folla che passava e domandò che cosa fosse. 37 Gli fecero sapere che passava Gesù il Nazareno. 38 Allora egli gridò: «Gesù, Figlio di Davide[2], abbi pietà di me!» 39 E quelli che precedevano lo sgridavano perché tacesse; ma lui gridava più forte: «Figlio di Davide, abbi pietà di me!» 40 Gesù, fermatosi, comandò che il cieco fosse condotto a lui; e, quando gli fu vicino, gli domandò: 41 «Che vuoi che io ti faccia?» Egli disse: «Signore, che io recuperi la vista». 42 E Gesù gli disse: «Recupera la vista; la tua fede ti ha salvato». 43 Nello stesso momento recuperò la vista, e lo seguiva glorificando Dio; e tutto il popolo, visto ciò, diede lode a Dio.
Edoardo Arcidiacono
Gesù è in cammino verso Gerusalemme e sa bene cosa lo aspetta. Non sta andando verso un successo umano, ma verso la sofferenza. Eppure cammina con decisione. In questo brano vediamo due scene unite fra di loro: da una parte i discepoli che hanno gli occhi aperti ma non capiscono, dall’altra un cieco che non vede nulla ma riconosce chi è Gesù. Questo testo biblico parla molto anche alla nostra vita di oggi.
Gesù prende i suoi discepoli in disparte e parla loro con chiarezza. Dice che a Gerusalemme si compirà tutto ciò che è stato scritto dai profeti: sarà consegnato, deriso, insultato, maltrattato, ucciso, e poi risorgerà. Non usa parabole, non parla in modo misterioso. Dice le cose come stanno. Eppure il Vangelo dice che i discepoli non capirono nulla. Quelle parole erano come nascoste per loro. Questo ci assomiglia tanto. Anche noi ascoltiamo l’evangelo, lo conosciamo, magari lo sentiamo da anni, ma ci sono parti che non vogliamo accogliere fino in fondo.
Perché non capiscono? Perché nel loro cuore c’è ancora l’idea di un Messia potente, vincente secondo il mondo. Un Messia che toglie i problemi senza passare dal dolore. Anche noi spesso siamo così. Vogliamo che Dio risolva tutto subito, che ci tolga la fatica, che ci eviti la sofferenza. Quando invece sentiamo parlare di pazienza, perdono, sacrificio, amore che sopporta, qualcosa dentro di noi si chiude. Le parole le sentiamo, ma non entrano davvero.
Subito dopo, lungo la strada, c’è un uomo cieco seduto a mendicare. È fermo, ai margini, dipendente dagli altri. Non è nel gruppo dei discepoli, non ha un ruolo importante, non è considerato. Eppure proprio lui diventa il protagonista. Sente che passa molta gente e chiede cosa stia succedendo. Gli dicono: “Passa Gesù di Nazaret”. Allora comincia a gridare: “Gesù, Figlio di Davide, abbi pietà di me!”. È una preghiera semplice, ma piena di fede. Lo chiama “Figlio di Davide”, cioè Messia. Lui che non vede, ha capito chi è Gesù.
La folla lo rimprovera. Gli dice di stare zitto. Il dolore degli altri spesso dà fastidio. Chi grida il proprio bisogno disturba. Anche oggi è così: si preferisce non vedere chi soffre, non ascoltare chi chiede aiuto. Ma quell’uomo non si ferma. Anzi, grida più forte. È la preghiera di chi sa di avere bisogno davvero. Quando una persona arriva al punto di dire “da solo non ce la faccio”, lì si apre lo spazio perché Dio possa agire.
Eppure, mentre sta andando verso la morte, Gesù si ferma per un uomo povero lungo la strada. Per Gesù nessuno è invisibile. Fa portare il cieco davanti a sé e gli chiede: “Che vuoi che io ti faccia?”. E lui dice: “Signore, che io veda di nuovo”. Non chiede soldi, non chiede una vita facile, chiede la vista.
Questa diventa la nostra preghiera: “Signore, fa’ che io veda”. Fa’ che io veda dove sto sbagliando. Fa’ che io veda il bene che Tu fai, anche quando è nascosto. Fa’ che io veda chi soffre accanto a me. Fa’ che io veda la tua strada, anche quando passa per momenti difficili.
Gesù risponde: “Abbi di nuovo la vista; la tua fede ti ha salvato”. Subito quell’uomo vede e comincia a seguire Gesù, glorificando Dio. Prima stava seduto, ora cammina. Prima era fermo, ora ha una direzione. L’incontro con Gesù rimette in movimento la vita. Non significa che tutto diventa facile, ma che non si è più soli.
Questo testo ci chiede: chi è davvero cieco? I discepoli vedono, ma non capiscono la via di Gesù. Il cieco non vede, ma riconosce il Salvatore. La vera cecità è nel cuore. Possiamo avere occhi buoni e non vedere il bisogno degli altri. Possiamo conoscere la fede e non lasciarci cambiare.
A volte anche noi siamo “seduti lungo la strada”. Ci sentiamo bloccati da un problema, da una delusione, da una situazione che non cambia. Vediamo gli altri andare avanti e noi restiamo fermi. Ma proprio lì passa Gesù. Non solo nei momenti grandi, ma nella vita semplice, nei giorni normali, nelle nostre case, nelle nostre chiese, nelle nostre fatiche.
Forse non lo vediamo chiaramente, ma sentiamo che sta passando: in una Parola che ci tocca, in un canto, in un consiglio, in un peso che ci spinge a pregare. Quello è il momento di gridare con un cuore sincero: “Signore, aiutami, abbi pietà di me”.
Quando Gesù guarisce, quell’uomo non torna alla vita di prima. Segue Gesù.
Quando il cieco riacquista la vista, il Vangelo dice che seguiva Gesù glorificando Dio, e tutto il popolo, vedendo, diede lode a Dio. Una vita toccata dal Signore non rimane nascosta. Quando Dio opera nel cuore di una persona, qualcosa cambia anche attorno a lei. Non perché diventa perfetta, ma perché porta una luce diversa.
Pensiamo a quante volte una persona che ha attraversato un dolore, una malattia, una prova, e ha sperimentato l’aiuto di Dio, diventa poi capace di capire meglio gli altri. Prima forse giudicava, ora comprende. Prima era chiusa, ora sa ascoltare. Questa è una forma di vista nuova. Non solo vedere con gli occhi, ma vedere con misericordia.
I discepoli, in quel momento, non comprendono ancora la croce. La capiranno solo dopo, alla luce della risurrezione. Anche noi non sempre riusciamo a capire subito ciò che Dio sta facendo nella nostra vita: ci sono stagioni di confusione, in cui le domande superano le risposte. Ma il non comprendere tutto non significa che Dio non stia guidando il nostro cammino. I discepoli continuano a camminare con Gesù anche senza capire, e col tempo i loro occhi si apriranno.
Allora non scoraggiamoci se oggi ci sentiamo un po’ ciechi dentro. L’importante è non smettere di stare lungo la strada dove passa Gesù, non allontanarsi da Lui. Restare nella preghiera, nella Parola, nella comunione con i fratelli e le sorelle.
Il Signore passa, si ferma e chiama. Chi apre il cuore scopre la sua presenza e una speranza anche nei momenti difficili. E così, piano piano, la vita cambia, e chi ci è vicino vede che incontrare Gesù trasforma davvero tutto.
Allora chiediamo al Signore occhi nuovi. Se siamo come i discepoli confusi, che Lui ci apra la mente e il cuore. Se siamo come la folla distratta, che ci renda più attenti a chi soffre. Se siamo come il cieco, che non smettiamo di gridare. Perché Gesù si ferma ancora. Guarda, ascolta, chiama. E la strada polverosa della nostra vita può diventare un cammino di luce, dove anche noi, guariti dentro, possiamo seguirlo ogni giorno, lodando Dio con una vita semplice ma trasformata dalla sua grazia.