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8 euro lordi, statali in rivolta
Finanziaria. Sindacati pubblico impiego e scuola compatti: "Una provocazione 8 euro al mese lordi di aumento". Cgil, Cisl, Uil e Cobas critici anche sulla flessibilità in uscita per i futuri pensionati e i mancati fondi per il Mezzogiorno. Bersani: da cambiare tetto contante a 3mila euro e Imu-Tasi tagliata a ville e castelli.

Riccardo Chiari



ROMA
17.10.2015
 
Una «pro­vo­ca­zione». Di fronte all’aumento sala­riale medio di 8 euro lordi al mese, con­te­nuto nel ddl di sta­bi­lità, per i 3,2 milioni di addetti nella scuola e negli altri com­parti del pub­blico impiego, i sin­da­cati con­fe­de­rali di cate­go­ria annun­ciano «mobi­li­ta­zioni duris­sime». Men­tre i Cobas della scuola con­fer­mano per il 13 novem­bre uno scio­pero «che vogliamo uni­ta­rio come a maggio-giugno e con una mani­fe­sta­zione nazio­nale». Aspet­tando rispo­sta almeno sullo scio­pero da Cgil, Cisl, Uil, Snals e Gilda.
Anche su altri aspetti del ddl di sta­bi­lità, come la fles­si­bi­lità in uscita per i pen­sio­nati e gli impe­gni, in gran parte disat­tesi, per il Mez­zo­giorno, le mosse del governo sem­brano riu­nire Cgil e Uil da una parte e Cisl dall’altra.

«L’evasione nel nostro paese è un feno­meno colossale,negli Stati Uniti, se vai a pagare un albergo in con­tanti chia­mano lo sce­riffo»   Pier­luigi Bersani

Men­tre den­tro il Pd le cri­ti­che mag­giori al ddl riguar­dano il taglio Imu-Tasi anche per i pro­prie­tari di ville e castelli, e il tetto dei con­tanti por­tato da 1.000 a 3.000 euro: «Que­sta deci­sione dob­biamo cor­reg­gerla — avverte Pier­luigi Ber­sani — per­ché dà un segnale molto pre­oc­cu­pante. L’evasione nel nostro paese è un feno­meno colos­sale, non è il caso di aggre­dirlo con mec­ca­ni­smi ter­ro­ri­stici ma con gli stru­menti di oggi, a comin­ciare dalla trac­cia­bi­lità dei paga­menti. Negli Stati Uniti, se vai a pagare un albergo in con­tanti chia­mano lo sceriffo».
Invi­tata a Radio anch’io, Susanna Camusso sin­te­tizza così il ddl di sta­bi­lità : «Una mano­vra espan­siva solo per alcuni – osserva la segre­ta­ria gene­rale della Cgil — e media­mente non con tutta quella parte fon­da­men­tale per la cre­scita del paese che si chiama mondo del lavoro». Il mini­stro Poletti con­tro­batte: «Io penso che nel merito la mano­vra dovrebbe essere apprez­zata». Ma anche Uil e Cisl appa­iono molto fredde su alcuni punti: «Sui tre argo­menti prin­ci­pali, mi pare, abbiamo una impo­sta­zione uni­ta­ria – osserva il numero uno della Uil, Car­melo Bar­ba­gallo – e sono il con­tratto dei dipen­denti pub­blici, la fles­si­bi­lità in uscita per i pen­sio­nati e il Sud. Vedremo».
Chi non aspetta nem­meno mezza gior­nata sono le Fun­zioni pub­bli­che: «I 300 milioni, che poi diven­tano 200 a fine serata, della “sta­bi­lità” elet­to­rale del governo, non sono un con­tratto ma una man­cia – attac­cano Ros­sana Det­tori, Gio­vanni Fave­rin, Gio­vanni Tor­luc­cio e Nicola Turco per Fp-Cgil, Cisl-Fp Uil-Fpl e Uilpa — die­tro la deci­sione di non finan­ziare il rin­novo del con­tratto di più di 3,2 milioni di lavo­ra­tori è nasco­sta una scelta poli­tica pre­cisa: aumen­tare il con­flitto sociale e pro­fes­sio­nale, eli­mi­nare la moti­va­zione, mor­ti­fi­care la com­pe­tenza e la dedi­zione al ser­vi­zio delle comu­nità. Noi diciamo no». Con la bene­di­zione della lea­der cislina Anna Maria Furlan.
Dicono no anche i Cobas, che con Piero Ber­noc­chi rie­pi­lo­gano lo stato delle cose: «Dopo sei anni di blocco con­trat­tuale, a fronte di una per­dita di almeno il 20% di sala­rio, tra i 250 e i 300 euro, ai lavo­ra­tori della scuola e del restante pub­blico impiego viene “offerto” un aumento sala­riale medio di 8 euro lordi al mese. E’ un’offerta grot­te­sca». Non è finita: «Deri­so­ria è anche la pro­po­sta che viene fatta ai lavo­ra­tori pri­gio­nieri della legge For­nero — segnala Ber­noc­chi — non ci sarà alcun anti­cipo del pen­sio­na­mento ma, se pro­prio lo desi­de­rano, dopo i 63 anni potranno auto-dimezzarsi lo sti­pen­dio, già misero, lavo­rando in part-time. In aggiunta, la legge impone il solito, insop­por­ta­bile taglio alla sanità e quello a strut­ture, ser­vizi e posti di lavoro nella pub­blica ammi­ni­stra­zione, quell’impoverimento di altri 7 miliardi di euro celato sotto l’apparentemente tec­nica defi­ni­zione di spen­ding review».
Sul dise­gno di legge la mino­ranza Pd farà emen­da­menti in par­ti­co­lare sul taglio Imu-Tasi, e sul tetto dei con­tanti por­tato a 3.000 euro: «Uno che ha 3mila euro per fare un acqui­sto ha sicu­ra­mente la carta di cre­dito in tasca – osserva in pro­po­sito Pier­luigi Ber­sani – è che non vuole usarla. Sem­pli­fi­ca­zione? E’ più sem­plice usare la carta di cre­dito che sfo­gliare 3mila euro in contanti».
E sulla can­cel­la­zione dell’Imu: «Era più giu­sto fare come il governo Prodi. Dob­biamo esen­tare le fasce più deboli. Ma per­ché devo rega­lare 2mila e 800 euro al padrone di un palazzo, men­tre una fami­glia che ha un mode­sto appar­ta­mento in peri­fe­ria ci gua­da­gna solo 150 euro?».
In tarda serata da palazzo Chigi si fa sapere che il testo del ddl deve essere ancora con­se­gnato al par­la­mento: «Fan­ta­siose bozze e misure ripor­tate dagli organi di stampa sono, per­ciò, asso­lu­ta­mente lon­tane dalla realtà». A occhio, il rife­ri­mento è a una pre­sunta multa di 500 euro per chi non paga il canone Rai. Che, sem­pre a occhio, avrà grosse dif­fi­coltà ad essere inse­rito nella bol­letta elet­trica, così come dice di voler fare il governo.
 
 
 

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