Fanino Fanini - Aceb_PugliaBasilicata

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ANNO XI- Aggiornato al:10 Dicembre 2017
"Portate i pesi gli uni degli altri e adempirete così la legge di Cristo" (Galati 6:2)
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Fanino Fanini. Martire della Fede nell’Italia del Cinquecento 
di Emanuele Casalino.

Prefazione di Giorgio Bouchard

Considerazioni a latere di Virginia Mariani

Formato 15×21; Rilegatura cucito in filo refe.

Pagine 96

€ 8.50
 
 
Ridare la parola a coloro ai quali è stata negata o altrimenti tolta, a coloro la cui voce, nel passato, è stata estinta dalla coercizione dell’Inquisizione, nel sangue, con la carcerazione, con l’emarginazione, rientra in quel dibattimento di riavvicinamento delle memorie. L’autore ha voluto ricordare il sacrificio di Fanino Fanini, tracciare il vissuto, e questo è un modo per fecondare e dare senso alla storia dell’umanità. Il martirio, la testimonianza dei valori della propria fede, che in passato, e purtroppo ancora oggi, è stato ed è pagato con la vita o in altro modo, è il prezzo, ancorché necessario, per far trionfare i valori di fede, respinti ma confermati. Le vittime dell’intolleranza omaggiano l’umanità del dono della tolleranza e ne rimarcano il valore; la sopraffazione orienta verso la libertà, non senza sacrificio umano, e la giustizia è il dono che le vittime dell’ingiustizia fanno all’umanità intera. (Daniele Giacoia)

PREFAZIONE
Che l’Italia del Cinquecento abbia ospitato (abitualmente nelle sue carceri o nei suoi cimiteri) un buon numero di italiani diventati protestanti (o “luterani”, come allora si diceva) è ormai cosa nota quasi a tutti. Ma dato che quello è il secolo del Rinascimento, si tende a mettere in rilievo soprattutto alcuni (anzi molti) grandi intellettuali che, malvisti e minacciati in patria, hanno saputo contribuire creativamente alla formazione dell’Europa moderna. Unica eccezione: le comunità valdesi di Calabria, Puglia e Campania, massacrate o “convertite” per volontà del futuro “san Pio V”: un valoroso manipolo di storici meridionali sta ricostruendo la loro storia dal Duecento in poi. A loro vada il nostro cordiale ringraziamento. A dire il vero, c’è anche un’altra eccezione: i valdesi del Piemonte (o per essere più esatti delle valli pinerolesi) hanno fatto presto la loro “scelta calvinista” (Sinodo di Chanforan, 1532), ma quando Emanuele Filiberto Duca di Savoia, ha cercato di imporre loro armata manu la teologia e la disciplina della Controriforma, hanno risposto anche loro combattendo e, forzando il Duca (con l’aiuto di un cattolico ecumenico) a una soluzione di compromesso: il cosiddetto “Trattato di Cavour”. I valdesi erano ormai un “popolo-chiesa” e, come tali, poterono sopravvivere a un paio di massacri di massa (1655 e 1686) e più tardi affrontare le due maggiori “crisi creative” della storia d’Italia (il Risorgimento e la Resistenza); ma non erano (e non sono) un movimento. Invece fin dal Cinquecento in Italia esisteva un movimento evangelico, ispirato al grande insegnamento della Riforma protestante, sia luterana che calvinista: questo movimento aveva un carattere marcatamente popolare. È grande merito di Emanuele Casalino (che non a caso è pastore battista a Ferrara) avere messo in rilievo il carattere popolare del protestantesimo italiano del Cinquecento.
Ciò non gli impedisce di dipingere a tinte forti la realtà della Controriforma come si presentava nello Stato della Chiesa, da Roma fino a Ferrara e Faenza. Il fornaio Fanino Fanini, come molti altri popolani del suo tempo, è morto martire della fede cristiana evangelica e questo bel libro ci aiuta a non dimenticarlo. (Giorgio Bouchard)



 
 
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