ART. 14 – L'ETICA - Aceb_PugliaBasilicata

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ANNO XIII - 21 Febbraio 2019
"Portate i pesi gli uni degli altri e adempirete così la legge di Cristo" (Galati 6:2)
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COSA CREDIAMO


La confessione di fede dei battisti italiani            a cura di Ruggiero Lattanzio



ART. 14 - L'etica

Le decisioni etiche, che qualificano il discepolato cristiano, vanno prese in virtù della forza dell’amore manifestatosi in Cristo e con responsabilità verso Dio, verso le persone e verso il creato.Tali decisioni sono ispirate e orientate dalla Parola di Dio e si traducono in comportamenti ora conformi ai valori comunemente riconosciuti, ora dirompenti e innovatori.



OLTRE IL LEGALISMO
Per l’etica legalistica la distinzione fra il bene e il male è stabilita da una serie di principi atemporali, validi in qualsiasi circostanza, ai quali si deve prestare assoluta obbedienza.
Il legalista è talmente impegnato ad osservare tutti i principi inculcatigli che la propria esistenza finisce per essere totalmente assoggettata ad essi. In questo modo, egli però finisce per autoisolarsi in quanto il proprio interesse non è affatto rivolto al ben-essere concreto dell’altro, bensì alla cieca osservanza di principi astratti (Matteo 23:23-28).

OLTRE IL RELATIVISMO
Per l’etica relativistica, la distinzione fra il bene e il male è soltanto un’invenzione umana finalizzata a garantire la convivenza pacifica fra gli individui, affinché essi non finiscano per annientarsi a vicenda. In tal senso, il bene in sé e per sé non esiste ma si limita ad essere una convenzione sociale.
Il relativista non ha sufficienti motivazioni per compiere il bene ed evitare il male, se non il timore di incorrere in eventuali sanzioni, e, non appena avrà la possibilità di commettere un’infrazione senza essere scoperto, non esiterà a farlo, se questo gli procurerà dei vantaggi personali (1 Corinzi 6:12; 10:23).

LA FORZA DELL’AMORE
Per chi vive nell’Amore la distinzione tra il bene e il male è sempre dettata dalla cura per l’altro. Il bene non è quindi un principio astratto ed eternamente valido, né tantomeno una convenzione sociale arbitraria, ma è invece funzionale al servizio verso il prossimo (Romani 13:8-14; Galati 5:13-14).

L’ESEMPIO DI CRISTO

Gesù comunica al mondo l’Amore che viene da Dio annunciando la liberazione agli oppressi, accogliendo gli emarginati, curando gli ammalati e perdonando i peccatori. Egli ha amato il suo prossimo come se stesso facen-dosi prossimo a ogni genere di persona, per farsi carico di quelli che erano i bisogni reali della gente che incontrava. L’amore di Gesù verso il prossimo si esplica così in una dedizione totale e incondizionata e in un servizio gratuito verso ogni genere di persona.
Il punto di partenza dell’etica cristiana è la persona di Gesù Cristo      (Marco 10:45; Giovanni 13:12-15.34; 1 Pietro 2:21-23).

L’ETICA DELLA RESPONSABILITÀ

Come Cristo si è fatto carico dei pesi del proprio prossimo, anche i suoi discepoli sono chiamati a farsi carico dei pesi del prossimo e ad impostare la loro azione nel mondo assumendosi la loro responsabilità verso gl’indigenti, gli emarginati, gli ammalati e gl’indifesi d’ogni genere (Romani 14:7-8; Corinzi 5:14-15).

L’ETICA CONTESTUALE
Le decisioni etiche vanno prese con responsabilità verso Dio, verso le persone e verso il creato. Per riuscire a far questo, bisogna valutare di volta in volta la situazione nella quale ci ritroviamo ad agire.
A orientare queste decisioni sarà la Parola di Dio: non la Bibbia intesa letteralisticamente, bensì il messaggio biblico il cui fine ultimo è quello di annunciarci Cristo, Parola di Dio fatta carne (Filippesi 2:5-8; 1Corinzi 9:20-22).




 
 
 
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